Lasciarsi irrisolti

 


Lasciare se stessi irrisolti potrebbe rivelarsi un’esperienza incredibile. Non significa entrare in una stanza senza volerci mettere mano, ma ben più profondamente, non essere in conflitto con la condizione del disordine. 

Tutte le cose tendono all’entropia, ma questa affermazione non è completa: tutte le cose seguono un ciclo eterno di ordine e di caos, entrambi costituendo un’unica natura. Siamo condizionati a pensare di dover lavorare e sistemare ogni nostra ferita o tratto che riteniamo sbagliato, inadeguato, perché non possiamo concedere a noi stessi il tempo e lo spazio per il dolore e la sofferenza che ci attraversano. Puntiamo continuamente al benessere come se fosse una condizione stabile, come se i momenti fra una felicità e l’altra fossero soltanto errori di rotta. 

Certo, una ferita richiede cura; quello che non ha bisogno di soluzione è il fatto che veniamo feriti. Lasciarci irrisolti significa riconoscerci in quella natura duale in cui venire feriti non è il problema, e accettarlo è la guarigione. Nella serenità che concediamo a corpo, mente e cuore di essere e stare nel dolore, quella ferita fa il suo corso da sé. 

Ammettiamolo, un po' di disordine ci serve, per poterci accettare.

 

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