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VISIONE

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"Se Dio è già"   esplora il concetto di Dio come Totalità. Una comprensione interiore e profonda che conduce alla conclusione d ogni ricerca, rivelando ciò che è già sempre presente. Questo libro rappresenta le considerazioni a cui la Meditazione mi ha condotta in questi anni. Un breve riassunto che prende vita da importanti contributi attraverso i quali la mia esperienza ha trovato ordine. Il riconoscimento della Verità è un incontro diretto, lucido e spoglio di ogni immaginazione, che richiede di abbandonare indulgenze, scuse e ricerca di soluzioni alternative. Ciò che già è risiede oltre: dobbiamo sapere cosa stiamo cercando e quanto siamo disposti a sacrificare per raggiungerlo. Quando comprendiamo davvero che ogni ricerca è finita e che la Verità è già realizzata, l'Esistenza si rivela in un solo, eterno istante. "Abissi" seguito di "Se Dio è già" ,  questa parte del racconto indaga ed approfondisce le implicazioni profonde della fine di ogni rice...

Tutte le cose sono in accoglienza

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  Questa frase emersa durante un trattamento è stata per me molto significativa. Sappiamo già, ce lo diciamo e ce lo ripetiamo quando siamo in cammino, che niente ci incontra per caso. Qui però la sfumatura è più sottile, dichiarando che nessun evento ci incontra con l'intenzione di ostacolarci. Ho immaginato una scacchiera, ed i pezzi sopra muoversi ordinatamente ognuno influenzando le direzioni dell'altro, costringendosi a disegnare delle traiettorie sempre imprevedibili, mutevoli, da ripensare ad ogni mossa. Ecco, allo stesso modo credo che gli eventi si parino di fronte a noi imprimendo al nostro moto una direzione rispetto a ciò che viene portato. Noi potremmo definirli ostacoli quando ci rallentano o ci impediscono di fare ciò che vogliamo, non riuscendo a vederli nella loro valenza di darci una guida. Di abbracciarci, di accoglierci e di suggerirci una direzione nell'Infinito che noi certamente non possiamo distinguere con i nostri semplici occhi. L'acqua che sco...

Il non-salto

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Gli Animali mi hanno insegnato e raccontato questo: lasciar andare non è qualcosa che riguarda la mente. La redenzione, l'illuminazione, non passa da ciò che è stato capito, indagato, risolto o agito. La pace oltre il limite di questa vita non è appannaggio di ciò che è stato in potere della nostra volontà. C'è uno spazio vuoto fra la nostra idea di noi stessi e la Verità di ciò che siamo, un abisso che la mente non può oltrepassare. Possiamo camminare fino a quel punto, spinti e guidati da una domanda interiore profonda che ci mette caparbiamente di fronte alle nostre illusioni strappando pezzi della nostra finta identità, fino a lasciarci sull'orlo del burrone con la consistenza di un'esile pima. Poi, proprio lì, quello che accade è il mistero di ciò che precede l'esistenza stessa: arrendersi è un non-atto che emerge quando nessuna illusione è rimasta. Allora si cade e si scompare, per poi sapere, senza bisogno che sia un pensiero nella mente, che esiste solo il v...

Guardando al presente

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Questo 2025 è stato un anno denso ed importante, a chiusura di ben due cicli. Il primo, quello del triennio 23/24/25 che ha segnato un tempo di profondo risveglio, e il secondo quello iniziato nel 2020, in cui la realtà illusoriamente collettiva si è rotta costringendo ciascuno a confrontarsi con la propria percezione personale, e ad esserne responsabile. Un confronto con quella necessaria solitudine interiore che il percorso verso la Spiritualità richiede. Siamo dunque ora definitivamente soli davanti a noi stessi, qualunque sia l'immagine che abbiamo messo di fronte allo specchio. Fra le cose che sono cambiate in questo tempo c'è sicuramente la qualità con cui le esperienze ci incontrano; siamo ormai lontani dalla fase in cui guardare alle nostre ferite per guarirle, e siamo ormai fuori dal concetto di guardare agli eventi per comprendere e conoscere noi stessi. Siamo oltre il limite in cui le esperienze si riferiscono, in qualunque modo, ad un io. Non ci offrono quindi più c...

La concretezza del percorso interiore

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L'idea del percorso interiore porta spesso con sè una certa aura di poca consistenza, qualcosa di bello ma fondamentalmente troppo astratto per cambiare davvero qualcosa. Credo che sia principalmente perchè la pratica che viene proposta, anche laddove si avvale di tecniche spiegabili e comprensibili da realizzare, di fatto non presenta alcuna vera "procedura". E' questo il grande salto. Istruzioni come "osserva il respiro", o "riporta l'attenzione al centro" non sono atti tecnici o matematici, eseguibili in un modo standard. La persona si trova da sola di fronte a se stessa a dover comprendere e sentire che cosa quell'istruzione davvero vuole indicare. Il Maestro, qualunque sia, non può dire più di questo, perchè le parole non servono a niente se non scendono dentro di noi e non diventano noi stessi. Il percorso interiore conduce dalla mente all'esperienza, dove ci siamo soltanto noi, e nessun concetto di noi stessi. Tuttavia fatta ques...

Il sesto senso: le emozioni

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Più profondamente di quanto crediamo, viviamo a debita distanza dalle nostre emozioni, mediandole in continuazione. Quando accadono in noi con picchi dal tenore molto forte, diventano praticamente insormontabili, poichè il nostro non conoscerle, non abitarle, ci rende incapaci di comprenderle nel loro presentarsi e nel corso che fanno in noi.  Il nostro corpo non è strutturato per sostenere emozioni molto forti per un periodo troppo lungo, dunque di fatto la nostra biologia provvede da sola a farle rientrare in una dimensione gestibile entro un tempo ragionevole; è solo la nostra mente che decide di mantenere delle condizioni fortemente instabili, di rimanere aggrappata a quei picchi. Di per sè il nostro sistema tende sempre all'equilibrio.  La contrazione che opera sulle emozioni ci consente di entrare in contatto con quella sensibilità, per poterla abbracciare ed integrare in noi, ed è una grande responsabilità. Quando invece scegliamo di azzerare quel contatto, anche sempli...

Gli avanzi della vita

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  Moriamo per le cose che tratteniamo. Tutti gli eventi che incontriamo ci attraversano e si incastrano nella fittissima rete del nostro io, nell’illusione della nostra esistenza come singoli individui, dando vita e sostanza a pesi e fatica, a dolore e paura. Tutto ciò di cui facciamo esperienza entra a far parte della nostra identità, e sia che si tratti di qualcosa di piacevole o spiacevole, diventa in noi qualcosa che ci consuma. Questo perché gli eventi, le emozioni, i pensieri e le sensazioni non sono fatti per essere trattenuti, né ciò che realmente siamo è fatto per essere ridotto ad un’identità delimitata e finita.  Se lasciassimo andare, se fossimo solo stanze vuote in cui niente può fermarsi, allora potremmo evitare di morire? Certo che no, perché ciò che produce in noi la morte è lo stesso principio che produce la vita. Tutto ciò che in noi rimane irrisolto, diventa materiale per future esperienze, e la vita ricomincia per un altro corpo-mente. Nasciamo in quanto ir...

Quando si dice "niente"

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  Una domanda comune che sento spesso formulare riguarda tutte quelle attività, gli hobbies e le passioni, che vengono svolte nel tempo libero. Una volta esaurite le faccende obbligatorie della nostra quotidianità, ci impegniamo a ritagliare dei momenti in cui poterci dedicare a tutte quelle cose che ci piacciono ma per le quali non abbiamo tempo da spendere diversamente. Così la nostra giornata si intensifica ulteriormente di “fare”, benchè si tratti di un genere di impegno che ci rilassa e ci svuota la mente.  Niente da obiettare ovviamente, ma è interessante notare come per noi la concezione di tempo libero coincida comunque con qualcosa da cui farci impegnare. Non si tratta mai di un intervallo davvero vuoto. In una recente intervista ad un attore con cui si parlava del confronto tra gli anni 80/90 e i tempi attuali, si faceva riferimento a come in passato la mancanza di troppi stimoli consentiva più spesso di annoiarsi. Durante un viaggio in treno, il semplice osservare f...