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VISIONE

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"Se Dio è già"   esplora il concetto di Dio come Totalità. Una comprensione interiore e profonda che conduce alla conclusione d ogni ricerca, rivelando ciò che è già sempre presente. Questo libro rappresenta le considerazioni a cui la Meditazione mi ha condotta in questi anni. Un breve riassunto che prende vita da importanti contributi attraverso i quali la mia esperienza ha trovato ordine. Il riconoscimento della Verità è un incontro diretto, lucido e spoglio di ogni immaginazione, che richiede di abbandonare indulgenze, scuse e ricerca di soluzioni alternative. Ciò che già è risiede oltre: dobbiamo sapere cosa stiamo cercando e quanto siamo disposti a sacrificare per raggiungerlo. Quando comprendiamo davvero che ogni ricerca è finita e che la Verità è già realizzata, l'Esistenza si rivela in un solo, eterno istante. "Abissi" seguito di "Se Dio è già" ,  questa parte del racconto indaga ed approfondisce le implicazioni profonde della fine di ogni rice...

La luna tutta blu

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  La Totalità della nostra vera natura ci impone di distinguere tra ciò che è Immobile da ciò che è mutevole e in continuo movimento. Noi confondiamo ciò che siamo, ciò che in noi è già, da tutti quegli innumerevoli strati di esistenza che attraversiamo: le emozioni, gli umori, le percezioni, lo stato del corpo. Quando guardiamo il mondo, lo facciamo attraverso la lente precisa che stiamo indossando in quel momento: tutte le infinite variabili dell’universo hanno dato vita a quell’attimo in noi, irripetibile, che determina un solo preciso scatto. Guardo la luna e la vedo blu, perché quello è il mio umore, il mio sentire, la mia connessione con il Tutto. Forse domani sarà rosa. Ha importanza? Uno dei due colori sarà più reale di un altro? Quando la luna per me è blu, è quello il colore che incarno; non c’è modo per me di uscire da quell’istantanea, perché tutti i pensieri, le emozioni, le tecniche che possono produrre, derivano tutti dalla luna blu, e non possono allontanarsene. Pos...

Frammenti

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  L’ombra crede di essere reale, e immersa nel proprio sogno si preoccupa di cercare intorno a sé l’albero da cui proviene. Tuttavia, soltanto l’albero è reale, ed esso dell’ombra non sa nulla e non si interessa. E’ dunque reale colui che sta cercando se stesso? Quell’Osservatore che arretra senza sosta cercando i confini di ciò che sta osservando? Coglie un lampo, ora ne è consapevole e questo già lo cambia; ma non per questo lo trattiene: ne fa una parte di sé e resta, con lo sguardo rivolto ad altri lampi ed altri istanti. Rimane soltanto presente, con le mani aperte a ricevere e a lasciar andare. Sottilmente, quel lampo si rivela essere parte di un ritmo, un battito che anima ogni cosa, persino l’Osservatore stesso. Allora egli ricorda, in un istante, di aver sempre saputo di non essere mai esistito. A volte la sensazione è quella che una parte del percorso si sia definitivamente conclusa. Quello che poteva essere detto, espresso, condiviso ha trovato la propria strada e fatt...

Incontri

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  A dispetto del limite delle parole che deve ridurre una visione ad un’immagine per la mente e che lo fa adottando dei confini puramente simbolici, il racconto degli Incontri che si possono fare in questo momento sul proprio cammino non perde di straordinarietà. Anime che incarnano qualità e suggestioni oltremodo profonde che suggeriscono al proprio viaggio più direzioni possibili di quelle immaginate. Anni fa ho conosciuto una gatta che vedeva l’invisibile, e traduceva per me quegli echi di memoria ancora presenti fra le pieghe del nostro spazio fisico. Le potremmo chiamare presenze. I suoi occhi si collocano in un crocevia di dimensioni da cui riesce a mettere a fuoco cose che per me sono solo ombre indistinte, o spazi vuoti, e danzare fra essi con grande armonia ed equilibrio. Ancora oggi mi faccio prestare spesso la sua visione per mettere a fuoco le distorsioni, questo mi offre prospettive sempre più ampie sul quadro in cui siamo immersi. Fra i miei compagni di viaggio c’...

Ripercorrendo

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  La grande intensità che questo tempo continua a manifestare ed in cui ci spinge, offre così tanti spunti di riflessione nell’esperienza quotidiana che vale la pena appuntarli per iniziare a disegnare una mappa più nitida del momento in cui ci troviamo. -Un momento in cui certamente la materia si sta trasformando: da tempo ormai la parte materiale della vita, quella che nel suo insieme noi chiamiamo realtà, si sta allentando, espandendo, quasi dilatando la distanza fra i nostri atomi, rivelando di conseguenza una struttura non così solida come pensavamo. Da qui, quel senso di crescente incertezza, di estraneità nella propria pelle. Su un piano più ampio, la materia non sembra più in grado di fornire verità spendibili a cui aggrapparsi, e ogni cosa sembra funzionare in un modo diverso da quello che abbiamo sempre conosciuto. -Ben prima di giungere al corpo e di essere così grossolanamente visibile, lo stesso processo investe la nostra parte interiore, rendendo volatili i pensie...

Contorni e vissuti

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  Osservo un oggetto e penso di sapere cosa vedo. Questo è un cubetto di ghiaccio. Facile. Eppure, nessun oggetto esiste per se stesso. Questa forma inanimata facilmente definibile si manifesta ed esiste solo in relazione a me. Perciò, che cos’è davvero? E’ il ghiaccio che metto nel bicchiere quando d’estate mi faccio il the freddo da bere in giardino al ritorno dal lavoro. E’ il ghiaccio che metto nella borsa per rinfrescare la testa quando ho la febbre. E’ il ghiaccio che metto nelle formine per fare i ghiaccioli. E’ l’immagine che mi viene in mente quando penso al Natale.… E’ tante cose. Ogni forma è molte cose. Ogni contorno è solo un insieme di vissuti. In questo cubetto di ghiaccio sono contenute tutte le esperienze di tutti i suoi osservatori, in ogni tempo, che lo stiano vedendo da vicino o soltanto immaginando. Questo produce la sua forma, questo produce la sua esistenza. Non è fatto di materia. Perciò, cos’è? E’ me.

Quanto Tempo?

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  Quanto tempo occorre perché una candela si consumi? Quanto perché un bambino nasca? Quanto tempo ci vuole perché un frutto maturi sull’albero? Tempo. Istanti sovrapposti che già coincidono, ma che i nostri occhi riescono a scorgere solo mettendoli in successione, facendo sembrare reale l’attesa, l’incompletezza, la distanza di una meta. E allora immaginate: quanto tempo occorre perché un pensiero si consumi? Seduta immobile, in silenzio, osservandolo formarsi, scorrere, generarne altri, … quanto devo aspettare perché quel pensiero si dissolva e mi lasci intravedere dietro di sé?  La risposta, come sempre, potrebbe risiedere in un’altra domanda: abbiamo mai concesso a questo processo di consumazione il tempo sufficiente? O abbiamo dato scadenze oltre le quali abbiamo concluso che non sia qualcosa di fattibile? Abbiamo mai dato tempo al Tempo, restando fino a sentire un cambiamento? Fissiamo limiti entro i quali definiamo ciò che è possibile, evitando accuratamente di sperimen...

Strade dall'ignoto

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Quando siamo davvero totalmente rivolti all'interno, senza più preoccuparci di nessun altro movimento, come se non esistesse altro che quel non-luogo, paradossalmente proprio allora, in virtù del fatto che nessun desiderio è più un bisogno, in noi si creano viaggi, luoghi da realizzare e mete verso cui incamminarsi.  Non può trattarsi di una proiezione della mente in cui riversare intenzioni e pensieri, perchè sarebbe soltanto una dispersione, un punto di arrivo fissato prima ancora di sapere da dove si sta partendo. Nessun navigatore potrebbe condurre lì. Deve trattarsi, per quanto strano possa sembrare, di qualcosa che si origina completamente libero da ogni nostra impronta personale.  Quando c'è un (non) luogo di partenza, cioè quando siamo radicati dentro noi stessi, allora si crea la meta, e quando c'è la meta può crearsi la strada che collega i due punti, che dall'ignoto produce la manifestazione. Non può prodursi diversamente l viaggio. Nessuna meta e nessuna str...