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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni

Frammenti

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  L’ombra crede di essere reale, e immersa nel proprio sogno si preoccupa di cercare intorno a sé l’albero da cui proviene. Tuttavia, soltanto l’albero è reale, ed esso dell’ombra non sa nulla e non si interessa. E’ dunque reale colui che sta cercando se stesso? Quell’Osservatore che arretra senza sosta cercando i confini di ciò che sta osservando? Coglie un lampo, ora ne è consapevole e questo già lo cambia; ma non per questo lo trattiene: ne fa una parte di sé e resta, con lo sguardo rivolto ad altri lampi ed altri istanti. Rimane soltanto presente, con le mani aperte a ricevere e a lasciar andare. Sottilmente, quel lampo si rivela essere parte di un ritmo, un battito che anima ogni cosa, persino l’Osservatore stesso. Allora egli ricorda, in un istante, di aver sempre saputo di non essere mai esistito. A volte la sensazione è quella che una parte del percorso si sia definitivamente conclusa. Quello che poteva essere detto, espresso, condiviso ha trovato la propria strada e fatt...

Quanto Tempo?

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  Quanto tempo occorre perché una candela si consumi? Quanto perché un bambino nasca? Quanto tempo ci vuole perché un frutto maturi sull’albero? Tempo. Istanti sovrapposti che già coincidono, ma che i nostri occhi riescono a scorgere solo mettendoli in successione, facendo sembrare reale l’attesa, l’incompletezza, la distanza di una meta. E allora immaginate: quanto tempo occorre perché un pensiero si consumi? Seduta immobile, in silenzio, osservandolo formarsi, scorrere, generarne altri, … quanto devo aspettare perché quel pensiero si dissolva e mi lasci intravedere dietro di sé?  La risposta, come sempre, potrebbe risiedere in un’altra domanda: abbiamo mai concesso a questo processo di consumazione il tempo sufficiente? O abbiamo dato scadenze oltre le quali abbiamo concluso che non sia qualcosa di fattibile? Abbiamo mai dato tempo al Tempo, restando fino a sentire un cambiamento? Fissiamo limiti entro i quali definiamo ciò che è possibile, evitando accuratamente di sperimen...

L'elemento del Tempo

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Il Tempo che stiamo vivendo ci chiede di decidere definitivamente qual'è la direzione del nostro cammino, se continuare a cercare in un fuori da cui siamo sempre dipendenti, o se volgersi all'interno riconoscendo ciò che siamo già. Ci serve avere chiara la chiave di lettura della nostra vita, ciò a cui le esperienze che incontriamo rispondono in noi. Così come chi desidera apprendere un mestiere si muove nella vita cercando quelle conoscenze, così come, molto più banalmente, quando cerchiamo le chiavi di casa rendiamo gli occhi capaci di vedere solo quelle e trascurare il resto, allo stesso modo sapere dove vogliamo andare imprime nei nostri eventi quella precisa domanda, perchè si formino incarnando in sè la risposta. Ma del Tempo ci occorre comprendere molto di più. Tutto ciò che vive è soggetto al suo scorrere, ma questo non significa che siamo noi a scorrere in lui. Molti avranno sperimentato che lo stare nelle proprie azioni in piena presenza dilata il tempo letteralmente,...

Guardando al presente

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Questo 2025 è stato un anno denso ed importante, a chiusura di ben due cicli. Il primo, quello del triennio 23/24/25 che ha segnato un tempo di profondo risveglio, e il secondo quello iniziato nel 2020, in cui la realtà illusoriamente collettiva si è rotta costringendo ciascuno a confrontarsi con la propria percezione personale, e ad esserne responsabile. Un confronto con quella necessaria solitudine interiore che il percorso verso la Spiritualità richiede. Siamo dunque ora definitivamente soli davanti a noi stessi, qualunque sia l'immagine che abbiamo messo di fronte allo specchio. Fra le cose che sono cambiate in questo tempo c'è sicuramente la qualità con cui le esperienze ci incontrano; siamo ormai lontani dalla fase in cui guardare alle nostre ferite per guarirle, e siamo ormai fuori dal concetto di guardare agli eventi per comprendere e conoscere noi stessi. Siamo oltre il limite in cui le esperienze si riferiscono, in qualunque modo, ad un io. Non ci offrono quindi più c...

Il sesto senso: le emozioni

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Più profondamente di quanto crediamo, viviamo a debita distanza dalle nostre emozioni, mediandole in continuazione. Quando accadono in noi con picchi dal tenore molto forte, diventano praticamente insormontabili, poichè il nostro non conoscerle, non abitarle, ci rende incapaci di comprenderle nel loro presentarsi e nel corso che fanno in noi.  Il nostro corpo non è strutturato per sostenere emozioni molto forti per un periodo troppo lungo, dunque di fatto la nostra biologia provvede da sola a farle rientrare in una dimensione gestibile entro un tempo ragionevole; è solo la nostra mente che decide di mantenere delle condizioni fortemente instabili, di rimanere aggrappata a quei picchi. Di per sè il nostro sistema tende sempre all'equilibrio.  La contrazione che opera sulle emozioni ci consente di entrare in contatto con quella sensibilità, per poterla abbracciare ed integrare in noi, ed è una grande responsabilità. Quando invece scegliamo di azzerare quel contatto, anche sempli...

Quando si dice "niente"

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  Una domanda comune che sento spesso formulare riguarda tutte quelle attività, gli hobbies e le passioni, che vengono svolte nel tempo libero. Una volta esaurite le faccende obbligatorie della nostra quotidianità, ci impegniamo a ritagliare dei momenti in cui poterci dedicare a tutte quelle cose che ci piacciono ma per le quali non abbiamo tempo da spendere diversamente. Così la nostra giornata si intensifica ulteriormente di “fare”, benchè si tratti di un genere di impegno che ci rilassa e ci svuota la mente.  Niente da obiettare ovviamente, ma è interessante notare come per noi la concezione di tempo libero coincida comunque con qualcosa da cui farci impegnare. Non si tratta mai di un intervallo davvero vuoto. In una recente intervista ad un attore con cui si parlava del confronto tra gli anni 80/90 e i tempi attuali, si faceva riferimento a come in passato la mancanza di troppi stimoli consentiva più spesso di annoiarsi. Durante un viaggio in treno, il semplice osservare f...

Oltre l'umanità

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Ogni forma d'arte è un'esperienza di profonda conoscenza di sè. Nel mio caso, amo profondamente l'uso delle parole, in particolare per il fatto che possano essere usate per indicare ciò che non può essere detto: in tal senso, esse raccontano dell'immortalità.  Pur essendo che qualunque storia, per quanto personale, non possa che essere riferita ad un'esperienza collettiva ed universale, è abbastanza facile distinguere nei racconti quale stia solo cercando di salvaguardare l'identità di colui che scrive, e quale presta la propria vita ad un'opera di sublimazione e trascendenza della condizione di tutti. Per questa seconda ipotesi è necessario che chi scrive sia consapevole del viaggio che sta compiendo, un viaggio inseguendo la domanda "chi sono io?".  Potremmo intendere questo percorso come la comprensione ed il recupero della nostra condizione umana, ma questo sarebbe soltanto una tappa transitoria, perchè se condividiamo la nostra vera essenza co...

Sempre qui

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" Non mi curo mai del corpo. Perché leggere l’infinito dalle sue ombre? Tutto ciò che prende forma lo fa per errore, tramutandosi in un concetto. Ed ogni concetto è per sua natura errato. A quale idea era rimasto impigliato lo Spirito per ridursi a qualcosa che i sensi potevano spiegare?" Dove va un’anima quando il corpo muore? Nel nostro immaginario vola da qualche parte, si sposta su altri piani o realtà, ma se partiamo dall’assunto che Tutto è uno, quale movimento può mai esserci? Ciò che era intero prima lo è anche adesso, e non esiste nessun luogo “altro” in cui spostarsi.  Mi è parsa allora così illuminante l’immagine simbolica che una dolce cagnolina ha condiviso con me quando mi raccontava di come un’esistenza confluisse non verso l’esterno creando una distanza, ma all’interno di quella di coloro nella cui consapevolezza si è vissuto. L’esistenza confluisce in se stessa attraverso le vie della consapevolezza in un processo di unificazione.  Si potrebbe banalmente dire...

Creazione e dissoluzione

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  Quando dormo profondamente ogni cosa per me scompare, l’universo intero insieme alla mia coscienza.  Poi, al risveglio, il sole è lì. E’ lì perché l vedo, perché me ne è stato insegnato il nome, me ne è stata descritta la natura. L’ho preso per vero, e così l’ho creato estraendolo dall’immaginazione, dandogli realtà solida e un posto nella mia identità. E’ per me che il sole sorge e tramonta ogni giorno, per la mia indubbia certezza del suo moto, talmente indubbia da non occupare spazio nei miei pensieri.  L’intera nostra vita scorre fra queste verità accettate senza alcuna prova, e create come tali, ma in tutta questa quotidianità non c’è alcuna esperienza verificata direttamente: creiamo riflessi distorti e li scambiamo con qualcosa di reale. Una volta che il sole è stato creato nelle mie certezze e allocato al suo posto nel cielo, come posso più dubitarne? Senza bisogno di alcuno sforzo, la sua esistenza è parte stessa di me: sono ciò che sono perché ho deciso che il...

Lasciarsi irrisolti

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  Lasciare se stessi irrisolti potrebbe rivelarsi un’esperienza incredibile. Non significa entrare in una stanza senza volerci mettere mano, ma ben più profondamente, non essere in conflitto con la condizione del disordine.  Tutte le cose tendono all’entropia, ma questa affermazione non è completa: tutte le cose seguono un ciclo eterno di ordine e di caos, entrambi costituendo un’unica natura. Siamo condizionati a pensare di dover lavorare e sistemare ogni nostra ferita o tratto che riteniamo sbagliato, inadeguato, perché non possiamo concedere a noi stessi il tempo e lo spazio per il dolore e la sofferenza che ci attraversano. Puntiamo continuamente al benessere come se fosse una condizione stabile, come se i momenti fra una felicità e l’altra fossero soltanto errori di rotta.  Certo, una ferita richiede cura; quello che non ha bisogno di soluzione è il fatto che veniamo feriti. Lasciarci irrisolti significa riconoscerci in quella natura duale in cui venire feriti non è ...

Linee di appartenenza

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Quello dell'appartenenza è un tema molto importante per tutti, indipendentemente dal proprio percorso, e con questo ci riferiamo principalmente alla nostra famiglia di origine. Riteniamo spesso che il legame biologico si rifletta nel piano sociale dei ruoli, dimenticando che l'energia non conosce le nostre etichette mentali; le nostre aspettative dovrebbero orientarsi piuttosto verso il tenore della consapevolezza interiore che consente ad ogni soggetto di offrire solo quello che ha in quel momento del proprio vivere.  Ma di questo abbiamo già parlato. C'è un'altra riflessione da fare che riguarda la questione dell'evoluzione. Al pari del corpo che cresce, anche l'energia compie il proprio percorso di crescita, muovendosi però non rispetto ai canoni che la nostra mente comprende e si aspetta, ma rispetto ad un disegno più grande. Ogni individuo rappresenta ed incarna piccole differenze rispetto a ciò da cui proviene, per consentire il continuo cambiamento della ...

Il passato che scompare

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  Non so se capita anche agli altri, ma a volte, ripensando ad alcune cose del mio passato, ad alcuni episodi ed emozioni provate, è come se non li trovassi più nei miei ricordi, pur sapendo di averli vissuti. Credo che questo concetto in particolare riprenda quello che ho scritto nel post "Dove fissare i ricordi". Forse quando un evento riesce ad essere associato al vuoto, semplicemente si dissolve, smettendo di essere un ricordo della mente per diventare un richiamo alla nostra vera essenza più profonda. Perché è questo che accade: ripensando a quel momento invece di un riferimento emozionale o un’immagine mentale trovo una sorta di eco di liberazione.  Credo che per molti possa far paura il pensiero che alcuni pezzi del passato sembrino in questo senso scomparire, ma quando parliamo di lasciar andare ciò che viviamo non intendiamo forse questo? Non intendiamo forse che ciò a cui dobbiamo rinunciare è quell’identità personale intessuta all’interno di una storia che ricorda ...

Il topo di Schrodinger

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  “Sospettavo quella mattina che ci fosse un topo in casa. Il cane annusava rigido e sospettoso il divano, sotto cui già in precedenza un piccolo ospite campagnolo si era rifugiato. E tuttavia dopo aver rivoltato la sala non avevo trovato tracce di alcun intruso. L’inquietudine olfattiva del mio amico mi teneva compagnia nello scorrere delle ore, e mentre pensavo a come risolvere il problema mi sono accorta che non ero nemmeno certa che ci fosse realmente un problema.  Seduta quindi sul divano oggetto di tanto interesse, ho immaginato un topolino nascosto ed impaurito sotto ai cuscini, e a come questo disegnasse nella mia mente un’intera e solida realtà fatta di un certo umore, colore, di un certo tipo di pensieri, di un clima che condizionava (orientava) la mia intera giornata in una specifica direzione.  Poi ho esplorato l’opzione che lì sotto non ci fosse nessuno, e la mia intera percezione ha virato in tutt’altra direzione: la mia atmosfera interna era completamente d...

Una quota di sofferenza

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La nostra identità gira intorno alle cose con cui ci identifichiamo, e a cui diamo appartenenza. Fra queste, la sofferenza riveste un ruolo importante nella struttura del nostro io, ne occupa grande spazio, ed è quella con cui maggiormente stabiliamo un legame di continuità  nella storia secondo cui ci rappresentiamo. La sofferenza ha grande potere di dirci chi siamo, e accuratamente la conserviamo nel corso del nostro tempo, legandoci stretto quel passato da cui non ci stacchiamo mai. Le storie ci piacciono a lieto fine, purchè arrivi dopo una grande sofferenza su cui si è potuto vincere. Quanta fatica tocca all'uomo felice , che per scelta vive attraversando la sofferenza lasciandola andare, senza farne la propria costante compagnia, che dunque guarda al proprio passato senza bisogno di dipingerlo di ombre. Che vive pienamente senza difese e senza luoghi in cui nascondersi, vulnerabile e permeabile. Intoccabile. Come può vivere in un mondo in cui a ciascuno è richiesto di conserv...

La Presenza che genera il tempo

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  Quando guardiamo alla nostra storia, inevitabilmente assegnandole un passato ed un futuro, ripensiamo, alla luce del momento in cui ci troviamo, a ciò che abbiamo vissuto, filtrandolo attraverso quella consapevolezza attuale che si rammarica di ciò che è stato fatto in sua assenza. Sembra che l’unico momento perfetto della nostra vita sia sempre quello da cui guardiamo, l’unico in cui siamo presenti. Ed è effettivamente così.  Ben sapendo ormai che ogni scelta nella vita si è compiuta su ciò che era disponibile in quel momento, e che non poteva essere altrimenti, una cosa che trovo più curiosamente difficile per la nostra accettazione riguarda la sottile convinzione, quasi impossibile da estirpare, che gli eventi abbiano in sé una sorta di valore preparatorio ai successivi. “Se non avessi attraversato quel fatto non avrei compreso quella cosa”, “se non avessi sofferto così tanto non avrei potuto gioire di ciò che avevo”.  Ci trovo un’ingannevole tentativo di preservare ...

Apprendere senza confini

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  Ragionavo poco tempo fa sul modo che hanno di apprendere i neonati. La loro condizione di assenza di consapevolezza di sé li rende estremamente vicini allo stato naturale dell’Essere. Non apprendono attraverso la concettualizzazione, o la logica. Imparano come si chiamano a forza di sentire lo stesso suono e confrontandolo con le proprie reazioni, ma è un processo istintivo. Allo stesso modo apprendono tutte le altre dinamiche, ogni cosa che serve loro. Fino a quando la mente razionale non comincia il suo lavoro, cosa che avviene via via che la coscienza di sé si sviluppa in lui, questo tipo di apprendimento naturale non traccia dei confini e dei pregressi.  Al pari del momento di cui abbiamo parlato davanti alla soglia della morte, in questo silenzio dai pensieri il bambino vive seguendo un sentire che non disegna contorni. Un’esperienza non ne crea un’altra di conseguenza come causa-effetto, e ogni evento è lasciato andare liberamente, perché ancora non c’è nulla che lo tr...

Un momento sempre disponibile

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  Gli accompagnamenti a fine vita degli Animali sono sempre a modo loro straordinari, vista la capacità che hanno di restituire la propria esperienza senza filtri.  Quelli a cui ho partecipato in questo ultimo periodo, immancabilmente, mi hanno mostrato come a ridosso della soglia ci sia un istante, molto sottile, in cui il peso di tutte le esperienze di quella singola vita cessa, insieme a qualsiasi limite. A quel punto, non c’è alcuna preoccupazione per ciò che rimane in sospeso, di non risolto, per rimorsi, rimpianti, ripensamenti. In quello spazio così microscopico, il passato non ha più alcun peso causale per definire gli eventi successivi e le possibilità a cui si può avere accesso. E’ qualcosa di cui parlano anche i Buddhisti.  Richiede molta attenzione poter cogliere quel frammento di infinito, richiede una grande presenza a se stessi, ma questa potenzialità ci dice che il punto della questione della nostra vita non è la risoluzione delle esperienze. Mi chiedo, se...

Il Tao del Respiro

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  Quando ho iniziato a praticare Meditazione, ho cominciato dall’osservazione del respiro, e da lì non mi sono più spostata.  Il respiro è il Mantra supremo che collega tutte le parti di noi, dalla nostra essenza alla manifestazione. Dai suoi intervalli vuoti alle sue fasi attive, il respiro unisce l’invisibile al visibile, e li rende Uno. E’ il ritmo dell’esistenza: tutto ciò che vive, respira, perfino i sassi. Questo suono incessante in noi, è la spontanea recitazione del continuo susseguirsi della nostra domanda interiore e della sua risposta; è la vibrazione in cui la mente intera e l’intera esperienza del nostro “io” si riassorbe. Tutto è connesso a questo suono, il nostro corpo e tutti i nostri organi vibrano seguendo la frequenza del nostro respiro. Osservare il respiro è sufficiente per essere condotti a casa.  Chi non ha mai sentito parlare del Pranayama, la scienza del respiro degli Yogi indiani?! Le loro pratiche sono la dimostrazione di quanto potere sia racch...

Con più leggerezza

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  Una volta un’amica mi ha chiesto una sorta di canalizzazione alquanto “vaga”, perché stava cercando di capire da un punto di vista energetico il movimento anomalo di animali intorno a casa sua, senza però sapermi dire qualcosa di preciso su quanti fossero.  Mi rendo conto che ormai questo tipo di indagine è quella a cui rispondo meglio, mi pare che il mio non bisogno di sapere faccia venire alla luce elementi sempre più profondi, e dunque sempre più universali: generali e non individualmente pertinenti. Ho descritto alla mia amica il tipo di energia che mi arrivava e ci siamo messe a parlare di come questa potesse essere intesa.  Abbiamo dovuto concludere che le sfumature da prendere in considerazione erano tante, ma che non avevano attinenza con qualche suo problema da risolvere. Semplicemente, l’incontro con questa energia nelle sue diverse accezioni metteva in mostra una tematica con cui in questo momento la mia amica poteva avere occasione di confrontarsi, scoprendo...

Stare con quello che non c'è

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  Per cosa ci sediamo a meditare? Quando parlo con le persone di domande interiori o visione della vita, immancabilmente mi accorgo che è difficile sapere cosa si sta cercando. Questo è almeno il rimando: non sappiamo niente. Allora perché ci diamo da fare con pratiche di ogni genere se non sappiamo neanche verso cosa ci stiamo muovendo? Diciamo che lo facciamo proprio per capire questa domanda fondamentale, ma non dovrebbe essere il contrario? La domanda fondamentale non si può forzare, quando è pronta non si può non accorgersene, perché si fa spazio in ogni dove.  Credo che ci sia molta confusione sullo spazio della meditazione in particolare, che come molte volte ho già detto non è uno strumento finalizzato a qualche ottenimento. Insegna a mettersi in ascolto, ed è importante capire che la frase finisce esattamente lì: stare in ascolto, ma non di qualcosa in particolare, bensì di tutto ciò che sorge. Cosa sia che ci passa davanti non importa, se la concentrazione è sull’ogg...