Tutto. Punto.

 


Tante volte mi è stato chiesto, riguardo alle canalizzazioni, come faccia a distinguere tra il movimento della mia mente con i suoi pensieri e ciò che mi arriva da qualche altra parte. C’è una radicata convinzione che questo tipo di percezione corrisponda a qualcosa di mistico e di separato da sé, come se dovesse per forza venire da fuori, dall’esterno, da chissà quale altra dimensione. 

All’inizio proprio questa dicotomia è stata l’ostacolo più grande al sentire stesso, finchè non ho compreso che in una visione di Totalità non possono esistere queste differenze. Così ho smesso di filtrare e selezionare quello che sentivo lasciandolo scorrere come un unico flusso, senza preoccuparmi che una sensazione derivasse dalle mie convinzioni o da un altro piano. In fondo anche la mia mente appartiene alla stessa Totalità, quindi perché c’era qualcosa che andava scartato? Doveva essere un insieme più grande. Ed in effetti mi sono accorta che senza intromettermi in ciò che scorre, tutto si mescola e si definisce da sé, integrando ogni contributo in informazioni chiare e più grandi. 

Stare immobili nel momento presente consente a quel momento di svuotarsi e di trasformarsi nel successivo momento presente, se vogliamo provare a descriverlo così. Non faccio distinzioni nel mio sentire perché se non lo considero una sola, unica voce, sto creando separazione, e dunque illusione. Da un pensiero ne nasce un altro, da un istante il successivo, e tutto è sempre Uno. Basta scorrere, e lasciar scorrere, senza giudizio e senza possesso; abbracciare tutto, accogliersi per intero. 

Partire da dove si è, senza la paura di potersi perdere, perché la totale partecipazione al proprio presente è l’immissione in quel flusso che conduce da sé ovunque sia necessario andare. C’è un solo sentire, e ci chiede di immergerci in questa Totalità rinnegando qualunque dualità e separazione.

 

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