Gli avanzi della vita
Moriamo per le cose che tratteniamo. Tutti gli eventi che incontriamo ci attraversano e si incastrano nella fittissima rete del nostro io, nell’illusione della nostra esistenza come singoli individui, dando vita e sostanza a pesi e fatica, a dolore e paura. Tutto ciò di cui facciamo esperienza entra a far parte della nostra identità, e sia che si tratti di qualcosa di piacevole o spiacevole, diventa in noi qualcosa che ci consuma. Questo perché gli eventi, le emozioni, i pensieri e le sensazioni non sono fatti per essere trattenuti, né ciò che realmente siamo è fatto per essere ridotto ad un’identità delimitata e finita.
Se lasciassimo andare, se fossimo solo stanze vuote in cui niente può fermarsi, allora potremmo evitare di morire? Certo che no, perché ciò che produce in noi la morte è lo stesso principio che produce la vita. Tutto ciò che in noi rimane irrisolto, diventa materiale per future esperienze, e la vita ricomincia per un altro corpo-mente. Nasciamo in quanto irrisolti. Curioso.
Ma quando si parla di questioni irrisolte non si fa riferimento ad esperienze da comprendere o ferite da sanare. La nostra finitudine, che dà forma ai nostri confini, deriva dal percepirci separati e singoli. Risolversi dunque significa percorrere quel cammino interiore che porta alla perdita di sé in quanto io e fa confluire in Dio. Allora, persino la memoria del corpo fisico si svuota, e non si presta più ad alcun inizio, essendo tornata alla vera natura di tutte le cose che precede la vita e la morte.

Grazie Federica…💫
RispondiEliminaCara Fede, stavolta sei stata chirurgica. Le tue parole non danno possibilità di dubbio alcuno 💞
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