Quando si dice "niente"
Una domanda comune che sento spesso formulare riguarda tutte quelle attività, gli hobbies e le passioni, che vengono svolte nel tempo libero. Una volta esaurite le faccende obbligatorie della nostra quotidianità, ci impegniamo a ritagliare dei momenti in cui poterci dedicare a tutte quelle cose che ci piacciono ma per le quali non abbiamo tempo da spendere diversamente. Così la nostra giornata si intensifica ulteriormente di “fare”, benchè si tratti di un genere di impegno che ci rilassa e ci svuota la mente.
Niente da obiettare ovviamente, ma è interessante notare come per noi la concezione di tempo libero coincida comunque con qualcosa da cui farci impegnare. Non si tratta mai di un intervallo davvero vuoto. In una recente intervista ad un attore con cui si parlava del confronto tra gli anni 80/90 e i tempi attuali, si faceva riferimento a come in passato la mancanza di troppi stimoli consentiva più spesso di annoiarsi. Durante un viaggio in treno, il semplice osservare fuori dal vetro era di per sé una meditazione, perché di fatto si trattava di uno spazio vuoto in cui veniva a mancare qualunque fare. Lì, la mente poteva vagare fino ad esaurirsi. Al giorno d’oggi non è praticamente più possibile annoiarsi.
Per me il tempo libero significa un momento in cui non ho attività da svolgere di alcun tipo, nemmeno quelle più piacevoli; se passo quel tempo in meditazione, non c’è dietro alcuna tecnica, ma solo uno stare, senza nient’altro. E’ la cosa più difficile da imparare, ma questi momenti davvero vuoti creano spazio dentro di noi, ci espandono e ci rivelano a noi stessi; è una qualità totalmente differente.
Dovremmo riuscire a dedicarci questo tipo di tempo, per comprendere la differenza, quella tanto menzionata dai Maestri, tra il fare ed il vero non-fare, perché solo quest’ultimo tipo di immobilità può consentirci di vedere la nostra reale natura.
-Cosa
stai facendo?
-Assolutamente
niente.

È proprio così
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