Il sesto senso: le emozioni


Più profondamente di quanto crediamo, viviamo a debita distanza dalle nostre emozioni, mediandole in continuazione. Quando accadono in noi con picchi dal tenore molto forte, diventano praticamente insormontabili, poichè il nostro non conoscerle, non abitarle, ci rende incapaci di comprenderle nel loro presentarsi e nel corso che fanno in noi. 

Il nostro corpo non è strutturato per sostenere emozioni molto forti per un periodo troppo lungo, dunque di fatto la nostra biologia provvede da sola a farle rientrare in una dimensione gestibile entro un tempo ragionevole; è solo la nostra mente che decide di mantenere delle condizioni fortemente instabili, di rimanere aggrappata a quei picchi. Di per sè il nostro sistema tende sempre all'equilibrio. 

La contrazione che opera sulle emozioni ci consente di entrare in contatto con quella sensibilità, per poterla abbracciare ed integrare in noi, ed è una grande responsabilità. Quando invece scegliamo di azzerare quel contatto, anche semplicemente ignorandolo, riducendolo a usurati concetti, coprendo quel rumore con qualcosa di più forte, negandoci quella parte di noi, stiamo di fatto rinunciando ad uno dei nostri sensi. Così come attraverso i cinque che conosciamo, le emozioni sono un mezzo per percepire noi stessi: si muovono come onde, disegnando i nostri confini interiori, rendendo evidenti i moti delle nostre correnti. 

Ci dicono della strada che abbiamo percorso; ma per parlarci delle possibilità che abbiamo davanti, richiedono di immergersi, di restare, di accogliere i quadri che dipingono, pennellata dopo pennellata, respiro dopo respiro. Abbracciate, perdonate, ringraziate e lasciate andare. Le onde del mare raccontano alla costa della sua struttura, e la costa racconta al mare delle sue dimensioni. 

Il sentire è la nostra conoscenza.

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