Niente resta
Se non fosse stato abbastanza evidente, possiamo parlare di come questo tempo corrispondente al nuovo anno già dai suoi primissimi giorni e momenti abbia portato un carico enorme di qualità nuove da declinare nella nostra esperienza.
Senza volerci soffermare qui sul cambiamento in corso che interessa la materia stessa fin nella sua più profonda struttura -processo che sta facendo venire a galla importanti contraccolpi e aggiustamenti in una forma che si sta modificando di frequenza-, anche i nostri eventi interiori sono interessati da un definitivo processo di destrutturazione. Si va quindi a toccare ancora e sempre più profondamente il tema dell'identità: gli schemi intangibili alla base della nostra percezione di noi stessi e secondo cui siamo soliti conoscerci e funzionare, non sono più così solidi e consolidati. Si affacciano emozioni inusuali in situazioni che hanno sempre suscitato una certa precisa risposta; interessi e desideri lontani da quelli che hanno sempre accompagnato e contraddistinto il nostro cammino; pensieri che si muovono secondo logiche diverse da quelle che padroneggiamo.
Non sappiamo più bene come funzioniamo, o in base a cosa, come se in profondità dentro di noi fosse cambiata la forma della piantina su cui si è edificata la nostra immagine. Non più certezze all'esterno, nel confine del corpo, nè dentro la nostra mente. Cosa resta a dire chi siamo? O che realmente siamo? Ecco il tema del 2026 che ci annega in un'inevitabile Totalità, ultimo lido rimasto su cui rifugiarsi, prorpio dove non abbiamo mai pensato di cercarci.

Puntuale!! È proprio così, grande difficoltà in questa metamorfosi di cui non si ha esperienza. Grazie
RispondiEliminaCondivido in pieno, questa è proprio la realtà di questo momento che stiamo vivendo, non ci sono punti di riferimento ad indicarci chi siamo, cosa siamo, se siamo. Ci vuole una nuova apertura a questo nuovo sentire probabilmente.
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