Sempre qui
"Non mi curo mai del corpo. Perché leggere l’infinito dalle sue ombre? Tutto ciò che prende forma lo fa per errore, tramutandosi in un concetto. Ed ogni concetto è per sua natura errato. A quale idea era rimasto impigliato lo Spirito per ridursi a qualcosa che i sensi potevano spiegare?"
Dove va un’anima quando il corpo muore? Nel nostro immaginario vola da qualche parte, si sposta su altri piani o realtà, ma se partiamo dall’assunto che Tutto è uno, quale movimento può mai esserci? Ciò che era intero prima lo è anche adesso, e non esiste nessun luogo “altro” in cui spostarsi.
Mi è parsa allora così illuminante l’immagine simbolica che una dolce cagnolina ha condiviso con me quando mi raccontava di come un’esistenza confluisse non verso l’esterno creando una distanza, ma all’interno di quella di coloro nella cui consapevolezza si è vissuto. L’esistenza confluisce in se stessa attraverso le vie della consapevolezza in un processo di unificazione.
Si potrebbe banalmente dire che è quello che intendiamo quando parliamo di ricordi, ma non è così, perché abbiamo già visto come il ricordo sia in sé una separazione, mentre il confluire sottintende il ritorno ad un’unità senza scarto in cui l’altro non viene più percepito come separato, che non è più un qualcosa che ha bisogno di essere pensato per sapere che è lì.
Mi piace questa immagine, che punta lo
sguardo sull’intero di cui ogni cosa è già parte, da cui mai niente si
allontana, a cui niente ha bisogno di tornare. Tutto è.

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