Due diverse vite
Intraprendere un cammino spirituale significa inseguire la risposta alla domanda "chi sono io?". Non si tratta di conoscere se stessi a qualche profondità maggiore, non si tratta di guadagnare un senso di percezione di se stessi espanso, di conseguire qualche stato particolare di coscienza, di conseguire una qualche mistica comprensione. La spiritualità vera non ha rivelazioni da offrire che possano essere spese nel mondo dell'illusione: non riguarda la redenzione, la guarigione delle proprie ferite o il senso individuale della vita. Ciò che offre è un viaggio di sola andata verso l'interno, fino a che l'intera coscienza non si dissolve in quella discesa.
Ora, è chiaro che chi si incammina lungo questo sentiero interiore, spinto da una domanda che non lo lascia più in pace, ha in qualche modo concluso la propria spinta alla ricerca sulla sponda materiale del fiume. Ha cioè già cercato a lungo in ciò che le esperienze potevano offrirgli, e ha compreso di non poter trovare la sua risposta da questa parte. Volgendosi completamente all'interno, sta scegliendo un tipo diverso di vita, che osservato da fuori appare profondamente in contrasto con le convenzioni che siamo abituati a conoscere, non solo della società, ma anche della condizione stessa di essere umano.
Dall'amore per la solitudine e la calma, l'assenza di ambizione, l'utilizzo di poche parole, il silenzio, l'equanimità rispetto agli eventi che vive come se non avesse più preferenze, la serena accettazione delle circostanze rispetto alle quali si limita a scivolare e scorrere, ... sembra rimanere uno spazio vuoto, con cui può diventare difficile confrontarsi per chi si trova su una strada differente. Di fatto, l'attenzione non è più rivolta ed impegnata sulle vicende che riguardano la manifestazione, ma solo su ciò che è vero prima della manifestazione. Molte cose vengono lasciate indietro, perchè tutta la presenza possa concentrarsi sulla direzione scelta.
Per chi arriva a questo punto, volgersi all'interno non è una scelta, nè un sacrificio: insegue solo ciò che ha negli occhi. Ogni viaggio richiede di volgere le spalle al luogo da cui si parte; in questo caso si sta lasciando un'intera idea della vita, per poterne scoprire un'altra, una in cui l'io non c'è più.
Il messaggio del 2026 che spinge lo sguardo individuale a confluire nella Totalità, riporta a questo cammino, a cui prima o poi, attraverso le proprie singole strade, ogni consapevolezza giunge. Perchè in fondo non se ne è mai allontanata. Perchè in fondo nessun viaggio esiste davvero.

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