Frammenti
L’ombra
crede di essere reale, e immersa nel proprio sogno si preoccupa di cercare intorno
a sé l’albero da cui proviene. Tuttavia, soltanto l’albero è reale, ed esso
dell’ombra non sa nulla e non si interessa. E’ dunque reale colui che sta
cercando se stesso? Quell’Osservatore che arretra senza sosta cercando i
confini di ciò che sta osservando? Coglie un lampo, ora ne è consapevole e
questo già lo cambia; ma non per questo lo trattiene: ne fa una parte di sé e
resta, con lo sguardo rivolto ad altri lampi ed altri istanti. Rimane soltanto
presente, con le mani aperte a ricevere e a lasciar andare. Sottilmente, quel
lampo si rivela essere parte di un ritmo, un battito che anima ogni cosa,
persino l’Osservatore stesso. Allora egli ricorda, in un istante, di aver
sempre saputo di non essere mai esistito.
A
volte la sensazione è quella che una parte del percorso si sia definitivamente
conclusa. Quello che poteva essere detto, espresso, condiviso ha trovato la
propria strada e fatto il proprio corso. Finito il tempo delle conoscenze che
si potevano insegnare, delle competenze che si potevano apprendere da fuori,
delle certezze granitiche, delle ferite che dovevano essere guarite, del
passato per cui cercare redenzione. Ogni concetto si è consumato, ora è rimato
soltanto il presente con l’incommensurabile profondità del vivere, senza filtri
e senza intermediazioni. In quella Totalità, in cui tutto è già sempre perfetto
e compiuto, tutto ciò che rimane è sedersi ed osservare. Seguendo il ritmo del
respiro, con costanza, con dedizione, perseverando, si apprende senza sforzo né
pensiero una particolare resa all’osservazione in sé. Allora entriamo nel
respiro senza alcun altro movimento, diventiamo il respiro stesso, ed è tutto
lì.

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