Incontri
A
dispetto del limite delle parole che deve ridurre una visione ad un’immagine
per la mente e che lo fa adottando dei confini puramente simbolici, il racconto
degli Incontri che si possono fare in questo momento sul proprio cammino non
perde di straordinarietà. Anime che incarnano qualità e suggestioni oltremodo
profonde che suggeriscono al proprio viaggio più direzioni possibili di quelle
immaginate.
Anni
fa ho conosciuto una gatta che vedeva l’invisibile, e traduceva per me quegli
echi di memoria ancora presenti fra le pieghe del nostro spazio fisico. Le
potremmo chiamare presenze. I suoi occhi si collocano in un crocevia di
dimensioni da cui riesce a mettere a fuoco cose che per me sono solo ombre
indistinte, o spazi vuoti, e danzare fra essi con grande armonia ed equilibrio.
Ancora oggi mi faccio prestare spesso la sua visione per mettere a fuoco le
distorsioni, questo mi offre prospettive sempre più ampie sul quadro in cui
siamo immersi.
Fra
i miei compagni di viaggio c’è anche un enorme cane nero e beige che si occupa,
con incredibile grazia e precisione, di raccogliere le qualità di coloro che
attraversano la Soglia, custodirle e poi ridistribuirle a chi sente ne abbia
bisogno. Nuove sensazioni ed intuizioni, nuovi modi di sentire e percepire
vengono integrati come mattoncini che si incastrano senza problemi di
incompatibilità. Si potrebbe pensare a questo come ad un ruolo triste, invece
in lui c’è molta ampiezza, c’è molto respiro, ed una grande pace. Invece che
soffermarsi su ciò che cambia, offre la possibilità di sentire ciò che permane,
ciò che si trasforma continuamente senza cambiare. Certo, è una rottura dei
confini della nostra identità; ciò che questa Anima compie suggerisce di fondo
un quesito piuttosto scomodo: può essere “mia” un’identità che si modifica in
continuazione in un modo simile in uno scorrere continuo? Se non è confinata a
dei riferimenti personali, allora cos’è? E se questo scorrere di cambiamento è
senza fine, potrebbe questa identità, qualunque cosa sia, essere così ampia da
non poterne trovare alcun confine? Forse allora ciò che muore indica la via
dell’Infinito?
Beh,
di considerazioni scomode questo viaggio è pieno. Una delle più impegnative
forse viene dall’incontro con un gatto passato non molto tempo fa. Si
rifletteva sulle condizioni in cui certe morti si verificano, sul corso degli
eventi che produce determinate condizioni del vivere e del morire, e lui diceva
che niente di tutto questo conta davvero. Diceva che un santo o un assassino
sarebbero comunque tronati ugualmente alla stessa Sorgente, perché la vita e la
morte riguardano la mente, ma ciò che siamo viene prima dell’esistenza stessa e
non ne è toccato. Già in precedenza una cagnolina che stava raggiungendo la
propria soglia raccontava la stessa cosa: c’è un salto, un istante di vuoto tra
la vita e la morte che le separa irrimediabilmente come consequenzialità.
Concedersi quel vuoto restituisce chiarezza sul proprio luogo interiore, e
spinge, ancora e sempre, a considerare l’intrinseca perfezione di ciò che è
già.
Ma
c’è anche la cagnolina che mi ha insegnato a comprimere lo spazio ed il tempo
per avere accesso ad un numero incredibile di esperienze distillandone il suono
profondo.
E
c’è il gatto che come un direttore d’orchestra raccoglie questi suoni e li
intesse in un’armonia universale che offre poi a coloro che incontra. E il cane
che ha messo in pausa il proprio avvicinamento alla Soglia per accompagnare la
propria compagna umana attraverso un viaggio faticoso di soluzioni passate da
integrare in un nuovo presente, per poi riprendere il proprio cammino da dove
lo aveva lasciato. E ancora, la famiglia composta da gatti e umani che ha
edificato con la propria consapevolezza una casa fatta non di mura ma di legami
indissolubili che li tengono uniti ed in cammino. E la gatta che respinge
qualunque aiuto le venga proposto direttamente, ma che guarisce il proprio
corpo ogni volta che la sua mamma umana si prende cura di se stessa.
Sono
soltanto alcuni accenni del genere di incontri in cui è immersa la vita, di cui
è piena la mia quotidianità. E tutti, immancabilmente, riportano sempre non
alla nostra personale storia, ma all’Infinito di cui siamo tutti ugualmente
parte. Sotto l'apparenza della forma, ci sono assenze di confini più ampie.

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