Oltre il Tempo


Riuscire a vivere nell'istante presente offre prospettive di veduta interessanti. Il tempo non risiede all'esterno di noi, non è qualcosa in cui siamo immersi e da cui dipendiamo. Il tempo nasce dal nostro stesso esistere, così come una canzone sorge dal Nulla attraverso il cuore e la coscienza di un cantante. Tutto lo spazio del nostro vivere che concediamo alla mente offre al tempo la possibilità di espandersi, di prendere forma ed ampiezza nelle nostre proiezioni continue, di mettersi comodo fra le nostre speranze e le paure. Gli facciamo concessioni, lo creiamo e poi lasciamo che ci diriga senza più riuscire a tirarcene fuori. Ma quando arretriamo, ci spostiamo nel nostro unico vero istante di vuoto riassorbiamo lì lo spazio della mente, accade che il tempo, seguendo le nostre impronte, è costretto a ridimensionarsi. E' costretto a manifestarsi un solo istante alla volta. Immaginiamo di non avere più la vista davanti a noi di tutta la strada intera, ma di riuscire a vedere soltanto il prossimo passo, una stanza buia in cui la luce si accende solo nel punto davanti ai piedi. C'è solo quel minuscolo frammento di esistenza di cui occuparsi, uno spazio così minuscolo da non poter contenere altro se non l'esperienza diretta. Non ci possono entrare aspettative nè timori, speranze nè disillusioni.

Entrare dentro se stessi porta a scoprire luoghi diversi, porta a poter sperimentare il vivere al di là del pensiero del vivere. In questa assenza di tempo e spazio in cui tutto torna a coincidere con la Totalità, non esiste nemmeno una realtà solida a cui dover rispondere. Il tempo in fondo, come ogni altra cosa, non è che una distesa di spazi vuoti. Ma bisogna avvicinarsi abbastanza da riuscire ad oltrepassare ciò che si crede di stare vedendo smettendo di dare una forma a ciò che non ce l'ha. Bisogna avvicinarsi abbastanza da scomparire in ciò che è già.

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