Un solo cammino


Non ho mai incontrato un frammento di Anima che nella sua incarnazione esprimesse il senso del cammino di qualcun altro. Più spesso accade di chiederselo rispetto agli Animali, ritenuti coloro che si fanno carico del dolore e della malattia dei loro compagni umani, o anche più semplicemente che vengono "per noi", in funzione nostra. Personalmente credo sia una visione limitante, non tanto dell'Animale, ma della vita in sè, e mi chiedo che senso potrebbe avere tutto questo. 

Il cammino di ciascuno si genera in se stesso, ogni istante procedendo dal potenziale di quello che è venuto prima. Qualunque cosa incontriamo appartiene a noi, alla nostra percezione. Non si tratta qui di cercarne un senso per la mente, ma di comprendere come sia assolutamente personale la responsabilità di ciascuno di noi di incamminarsi verso Casa. Non è qualcosa che si può appaltare al percorso altrui, o da cui qualcuno può estrarre singole esperienze per farle al posto nostro. Ciò che prende forma lo fa affondando le proprie radici nel terreno in cui il seme è germogliato, causa e conseguenza di se stesso.

Il respiro universale che si espande attraverso ogni incarnazione, ritorna a se stesso attraverso la consumazione delle stesse forme a cui ha dato vita, attraverso infinite strade. In questo disegno, nessuno viene "per" qualcun altro, principalmente perchè c'è solo un Tutto che scorre da sè. E se proprio vogliamo stare nell'illusione delle identità personali e soggettive, allora forse è più completo considerare che ciascuno viene con il proprio cammino da percorrere, e che questo cammino riguarda soltanto sè. Certo, lungo la via ci si incontra, ci si affianca, si risuona con le esperienze degli altri, ci si condivide, ci si scambia. Ma non si possono prestare le proprie esperienze. Più si avanza, più queste distinzioni si affievoliscono, finchè ci si scopre ad essere soltanto quel respiro.

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