Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Soglie

La morte annunciata

Immagine
  Dopo aver riflettuto sulla morte che arriva improvvisa, mi sembra importante farlo anche rispetto all’evenienza opposta in cui la fine si presenta annunciata tempo prima, come nel caso di alcune malattie gravi ad esempio.  Per chi affronta il proprio passaggio, essere costretti a fronteggiare la solidità del pensiero della fine, dopo aver tentato di allontanarlo per tutta la vita è spesso difficile, e come tutte le prove difficili può spingere nella disperazione, o a prendere confidenza con la sensazione della mortalità, con la temporaneità della nostra natura, accettando di andare dentro a tutte le ombre e le paure.  Per chi resta, affiancare qualcuno che se ne sta andando mette a contatto non solo con l’eventuale dolore fisico, ma soprattutto con il dolore della paura che vediamo in lui. E’ qui che il percorso interiore conduce, a fronte di un’ineluttabilità tanto dell’evento quanto di agire sull’altro, a considerare che l’unico vero aiuto che si può offrire consiste ...

Cosa desideriamo lasciare

Immagine
  Nell’arco di poco tempo mi è capitato di assistere a due processi di accompagnamento a fine vita di animali, vissuti in maniera diametralmente opposta. Ovviamente non si tratta di un giudizio sul come ciascuno di noi sia fatto, quale sia il suo momento e le sue risorse in questi momenti. La storia prende in considerazione un elemento diverso, che è quello di quanto crediamo in ciò che affermiamo.  La totale disperazione fino al senso di colpa più pesante che diventa un volontario autolesionismo psicologico credo possa suggerire che la propria visione della vita presenta delle profonde lacune, buchi vuoti in cui si cade. Dobbiamo essere spinti a colmare quei vuoti trovando ciò in cui possiamo credere talmente tanto da trovare serenità in ogni momento. Questo non serve soltanto a noi, ma anche a chi accanto a noi sta per affrontare il proprio passaggio.  Non mi stancherò di dire che per quanto possa essere doloroso vedere qualcuno che se ne va, è quel qualcun altro che st...

Soglie - L'accompagnatore di nonna

Immagine
  Quando nonna è stata ricoverata l’ultima volta, io ero convinta che se la sarebbe cavata, perché in più occasioni in precedenza aveva sfidato i pronostici dei medici, ed era sempre tornata a casa. Aveva un’aura di invincibilità. Ma ad un certo punto ho capito che in quell’occasione sarebbe stato diverso, e ho cominciato ad “incontrare” la sua energia chiedendomi se fosse pronta a questo momento.  C’erano sicuramente in lei tante paure, c’erano tanti ricordi di un lontano passato, di quando era piccola; c’erano racconti che aveva voglia di ripercorrere e folle di persone che li popolavano. Era una persona estremamente socievole, che poco amava la solitudine. Non si può parlare di prepararsi ad un evento simile in termini di “lavoro”: facevamo solo lunghe chiacchierate e stavamo insieme, più di quanto facessimo sul piano materiale.  Comprendo sempre qualcosa di importante da questo punto di prospettiva: indipendentemente dalle loro azioni e dalla vita che hanno vissuto, a...