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Ignoranza ed inconsapevolezza

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  Tutte le cose che vale la pena dire non hanno bisogno di essere dette. Tutto ciò che può essere visto non è ciò che siamo, ma solo un’ombra proiettata dalla luce della nostra vera essenza. La vista deve collassare all’interno, sprofondando in se stessa. Pensando al percorso interiore che conduce alla Spiritualità, si nota come il punto di partenza e quello di arrivo sembrino quasi coincidere, ma la differenza è in realtà abissale. Si comincia dalla totale inconsapevolezza circa la propria vera natura, uno stato di ignoranza che appartiene alla mente ed alla nostra fittizia identità individuale: è lo stato degli automatismi e dell’assenza di distacco dalle cose che vengono vissute.  Alla fine del viaggio lo stato di inconsapevolezza ritorna a presentarsi, ma non è più una condizione della mente né di un io, quanto piuttosto l’assenza della sensazione stessa di esistere. Tutto ciò che sappiamo davvero, non abbiamo bisogno di ricordarlo perché si esprima attraverso di noi. Co...

All'interno all'infinito

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  Il tema della ricerca di un compromesso tra la nostra interiorità e la parte fisica è qualcosa di cui abbiamo parlato spesso. Quello che mi ha sempre colpito non è tanto la convinzione di fondo che si tratti di due luoghi distinti e separati, quanto il fatto che infine, per quanto ci vogliamo girare intorno, ogni nostra azione o ricerca è finalizzata alla parte tangibile, al nostro vivere, alle percezioni ed alle esperienze che viviamo. Sembrerebbe scontata come direzione, cos’altro dovrebbe esserci? A cos’altro dovremmo puntare?  Eppure, chi ha davvero provato l’esperienza della meditazione pura, sa che volgere lo sguardo all’interno e andare in profondità conduce ad un riassorbimento dell’esperienza percepibile. In pratica la nostra identità e la nostra capacità di percepire collassano in se stesse e rimane qualcosa che non è più nemmeno un sentire. Non comprendo come sia possibile ignorare la verità di quel qualcosa che rimane, che sopravvive a noi ed all’esperienza del v...

Se tutto è amore

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  Senza voler entrare nel come questo argomento sia documentato ed applicabile alla sfera fisica della salute del corpo, volendo rimanere puramente nella sfera energetica ed interiore, è molto interessante notare come il momento in cui stiamo male sia in realtà proprio quello in cui stiamo guarendo.  Il momento in cui percepiamo qualcosa di noi stessi è sempre quello del fastidio, della dissonanza. E’ anche il momento in cui diventiamo consapevoli di noi stessi: in qualche modo il dolore ci fa tornare presenti dentro di noi. A quel punto la strada può essere quella dell’attaccamento all’identità individuale che crede di stare soffrendo e fa sua quell’esperienza, o quella dell’osservatore che si distacca dal dolore e lo vede per intero. L’esperienza che ne deriva è completamente diversa.  Il momento in cui veniamo colpiti da qualcosa, è totalmente vuoto di qualunque informazione: solo successivamente compare il dolore, ma esso determina già lo svolgersi della fase reattiva...

Dove fissare i ricordi

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  Ogni esperienza che viviamo è connotata in noi da precise emozioni che la dipingono. Quelle emozioni sono il legame che stringiamo con il passato: le usiamo per conservare intatti i ricordi, per collezionare la nostra storia, in un certo senso per viaggiare nel tempo. Le stesse emozioni infatti, sollecitate da nuovi eventi, ci riportano velocemente a ciò che abbiamo vissuto; allo stesso modo quando siamo noi a voler tornare in qualche luogo preciso, lo facciamo viaggiando in quelle emozioni.  Un evento che ha suscitato in noi dolore, laddove l’emozione non venga resa oggetto di completa partecipazione, diventa un ricordo emotivo: l’evento coincide con l’emozione. Cosa accade allora se invece prendiamo in carico l’emozione che una situazione risveglia in noi, e la osserviamo in modo neutrale in continuazione finchè non ha fatto il suo corso in noi, finchè non si è consumata e non ci ha lasciati andare? Cosa resta, se invece che tentare di correggere o curare ciò che proviamo ...

Spiritualità senza compromessi

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  La Spiritualità non è al servizio della materia: non si affronta una ricerca interiore per migliorare il proprio stato emotivo, ma per superare la propria identità. Inseguire la risposta alla domanda “chi sono io” non prevede che tale risposta possa essere collocata nella ristretta misura della comprensione della mente umana, poiché la nostra identità è quella della Totalità. Una reale ricerca non offre guadagni per il corpo e per la mente, nessuno strumento che acquisiamo per agire sulla nostra vita riguarda davvero la Spiritualità, che di per sé è la perdita, la consumazione totale del proprio senso di separazione dal Tutto, e dunque di qualunque senso di identità.  Una volta compreso questo, ciò che attraversiamo all’interno durante il nostro viaggio di ricerca non ha più bisogno di trovare traduzione e collocazione nella nostra comprensione: ciò che non può essere espresso e tradotto è il vero tesoro che opera in noi. Non è un compromesso da cercare tra l'interno e l'est...

In pace

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  Gli accompagnamenti a fine vita degli Animali sono esperienze profondamente intense, che portano alla luce tematiche e nodi importanti della nostra interiorità. E’ difficile restare a guardare qualcuno che amiamo mentre si spegne e se ne va. Importante ancora una volta sottolineare come la premessa ad un accompagnamento sia l’assenza di dolore fisico, o la possibilità da parte del veterinario di controllarlo. Accertato questo, ciò a cui si assiste è la parte finale di una trasformazione che è in corso fin dal momento della nascita.  Ci vuole molto tempo per nascere, lo sappiamo e lo accettiamo, ne abbiamo rispetto, ma non riusciamo a fare altrettanto con la morte: abbiamo fretta che quel momento finisca, perché per quanto non riguardi noi personalmente, non riusciamo a sostenerlo. Riesco a comprendere che sia durissimo, ma dobbiamo a noi stessi ed ai nostri compagni animali molto più di questo.   Facendo spazio per il dolore dentro di noi, possiamo imparare ad accettare...

Separazioni

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  Nel lavoro interiore che tende al riconoscimento dell’unità intrinseca di tutte le cose fra di esse, noi tentiamo di lasciar andare di noi stessi tutte quelle dinamiche e quegli elementi che percepiamo come separatori, ma molto spesso con questo intendiamo soltanto quegli atteggiamenti che consideriamo faticosi per noi, negativi o non adatti alla nostra vita.  Non ci riesce facilmente di comprendere che la nostra stessa percezione è la linea di confine tra ciò che è Uno e ciò che è Due. In qualunque percezione è sottinteso qualcuno che sta percependo, ecco perché anche quando l’io individuale si è consumato lasciando solo un’osservazione impersonale, quella Totalità non è ancora sufficiente. Certo, in linea di massima chi insegue la spiritualità finisce per fermarsi in quelle sensazioni di estasi che tale impersonalità esplica, traendone il senso che quella sia l’illuminazione. Perché in fondo si suppone che Essa debba essere qualcosa, e dunque debba corrispondere ad un qual...