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Coscienza, Consapevolezza, Inconscio

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  I termini di coscienza ed inconscio mi hanno sempre affascinato molto, almeno per come io li intendo e li immagino.  La coscienza è ciò che ci rende capaci di essere consapevoli di noi stessi e di ogni cosa, ciò per cui sappiamo di esistere. Ci consente di identificarci con quella specifica identità individuale che abbiamo immaginato di essere, corpo e mente. Ma a ben guardare, di quante cose di noi stessi siamo coscienti? Gli stati della coscienza devono essere molteplici: mentre parlo con qualcuno, lo faccio da uno stato che non mi richiede di essere coscientemente consapevole di quello che sto facendo; mi alzo e cammino senza bisogno di pensarci; il mio corpo svolge da solo innumerevoli attività senza che io sappia nemmeno quali siano. Non ho bisogno del pensiero perché tutto questo si svolga, quindi quale sarebbe il ruolo della mia coscienza? Di cosa sono cosciente davvero, senza che questo abbia importanza per lo svolgersi della vita del corpo? A questo punto dovremmo...

Personificazione

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  Echart Tolle nel suo libro “Il potere di Adesso” parla di come il nostro dolore per gli altri nasca dal processo di personificazione. Ho iniziato a fare caso al fatto che questo concetto non riguarda soltanto gli esseri umani, ma qualunque cosa io percepisca, che si tratti di un sasso, di un albero, di un animale, o persino di un oggetto: su tutto attuo inconsciamente ed immancabilmente questa operazione di umanizzazione, ritrovandomi poi a piangere se la macchina si rompe come se lei stesse soffrendo. Credo che questo processo nasconda la nostra impossibilità di considerare come la vita sia espressione di qualcosa di molto più ampio di noi; così per tentare di capirla e ridurla a nostra misura, la rendiamo simile a noi in ogni sua forma. Forse anche per poter comunicare con lei. Eppure, se riprendiamo ed uniamo tutti i discorsi già fatti sull’assenza di tempo e spazio, sull’illusorietà dell’io e della materia, arriviamo a sperimentare (perché capirlo con la mente non basta...

Vivere felici

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  In questo periodo capita spesso che gli argomenti di cui mi ritrovo a parlare con amici e clienti tocchino la questione della cura e della guarigione. Che siano tempi di enorme cambiamento è ormai evidente credo a tutti, e sul piano più prettamente materiale molte cose iniziano a funzionare con difficoltà.  Il bisogno di cure ci mette più che mai di fronte a numerose tematiche personali: quanto ci ascoltiamo e ci conosciamo, quanto abbiamo fiducia in noi stessi, quanto siamo capaci di andare oltre le parole per non lasciare che creino la nostra realtà, quanto potere abbiamo su noi stessi, quanto profondamente siamo in grado di prenderci cura delle nostre ferite, … Sappiamo che lo stato di buona salute dipende da tanti fattori, e che per quanto non sia una garanzia, avere uno stile di vita sano ci aiuta a preservare il nostro sistema immunitario: quindi mangiare bene, fare attività fisica, ridurre lo stress. Sembrano punti semplici, ma non è così: dobbiamo avere la voglia di ...

Il punto di rottura

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  Con punto di rottura intendiamo il limite delle nostre risorse oltre il quale sentiamo di non poter andare, che si tratti di resistenza fisica o di tempra piscologica/emotiva. E’ il punto oltre il quale ci “rompiamo”. Le lunghe camminate in montagna quando ero giovane mi hanno fatto incontrare quel punto molte volte, così che ho imparato a riconoscerlo anche in altri contesti delle mie esperienze. E ho imparato anche che non si tratta di un limite invalicabile. Bisogna rallentare, ascoltare il corpo, la mente e i loro ritmi, senza però interpretare qu ella lentezza come un fallimento o come il cedere sotto il peso della fatica.  Sostando sul ciglio di quel limite ad un certo punto accade qualcosa: l’intero sistema reagisce, sembra trovare da qualche parte in sé delle risorse nuove a disposizione. Si adatta, apprende, si allinea alla situazione ed allo sforzo richiesto, e va oltre. E’ come una goccia che cade continuamente sulla roccia fino a consumarla e a passarci attra...

Continui universi

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  "Vedo vuoto ovunque guardi. Perché a te non accade?  Non trovo appigli in ciò che tu consideri saldo, io cado continuamente in nuovi abissi, dove niente basta, dove non c’è arrivo.  Vivo altrove, o forse non è vita, poiché anche io non sono che uno spazio vuoto.  Cerco chiarezza nell’oscurità dell’universo con una candela in mano, ma ciò che riesco ad immaginare non mi basta.  Cosa si estende oltre colui che sogna, che ne è di me mentre dormo e dimentico? Quando perdo ogni speranza nel pozzo delle mie paure, quando la fantasia non è abbastanza grande per trovare pace? Come posso respirare sapendo così poco di me, di dove nasce il respiro?  Il nulla si spalanca sempre, e ogni verità è sempre giusta e sbagliata nello stesso istante. Non posso scegliere, nessuna delle risposte mi appartiene.  Non sento nulla, perché faccio posto ad ogni parte di me, e così scompaio. Sottile, inconsistente, persa eppure a casa nel mio silenzio. E’ di me stessa che perdo ...

Questione di insieme

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  In uno dei miei libri ho già espresso brevemente questo concetto, che così spesso mi ritorna anche nei racconti delle canalizzazioni.  Ogni volta che sperimentiamo qualcosa, qualunque cosa sia, essa non è che parte di un insieme più grande, contrappeso di un suo esatto opposto che la bilancia e che ne determina il suo essere sempre e comunque in equilibrio. L’esistenza è già sempre in uno stato perfetto di bilanciamento, il caos apparente deriva solo dal guardare alle singole parti anziché all’insieme. Facile, l’esistenza è Tutto, non ha parti mancanti, quindi è di per sé completa. I disequilibri invece sono solo scorci ristretti di prospettiva.  Ogni singolo insieme che riuscite ad identificare non può che essere a sua volta parte di qualcosa di più grande, perché il Tutto per sua natura è Infinito. Questo gli consente un’omeostasi perfetta.  Se potessimo tenere a mente questo fatto quando ci confrontiamo con i nostri eventi ci sarebbe molto più facile spostarci c...

Scelte difficili

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  Questa riflessione prende spunto da una canalizzazione su un animale e dai suoi problemi di salute.  La questione del percorso di cura è sempre molto particolare, sia che si tratti di terapie classiche o di percorsi alternativi ed energetici: noi ci aspettiamo linearità. Siamo abituati alle leggi che governano la materia, causali e temporali, per cui ci aspettiamo che il passo successivo ad A sia B. Consideriamo valida una terapia che mostra immancabilmente dei miglioramenti. In realtà concettualmente siamo abituati ormai anche a quei piccoli e momentanei peggioramenti che una terapia importante può produrre nei primi momenti, come spesso accade ad esempio con l’omeopatia, ma non solo. Tuttavia abbiamo idee precise sui tempi e sui modi in cui questo è ritenuto accettabile, e non siamo certamente pronti a considerare scenari diversi.  Cosa accade su piani più profondi? Che le leggi dei grandi corpi e delle particelle non si accordino lo sa persino la fisica. Dove le caus...