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Visualizzazione dei post con l'etichetta Pillole

Strade dall'ignoto

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Quando siamo davvero totalmente rivolti all'interno, senza più preoccuparci di nessun altro movimento, come se non esistesse altro che quel non-luogo, paradossalmente proprio allora, in virtù del fatto che nessun desiderio è più un bisogno, in noi si creano viaggi, luoghi da realizzare e mete verso cui incamminarsi.  Non può trattarsi di una proiezione della mente in cui riversare intenzioni e pensieri, perchè sarebbe soltanto una dispersione, un punto di arrivo fissato prima ancora di sapere da dove si sta partendo. Nessun navigatore potrebbe condurre lì. Deve trattarsi, per quanto strano possa sembrare, di qualcosa che si origina completamente libero da ogni nostra impronta personale.  Quando c'è un (non) luogo di partenza, cioè quando siamo radicati dentro noi stessi, allora si crea la meta, e quando c'è la meta può crearsi la strada che collega i due punti, che dall'ignoto produce la manifestazione. Non può prodursi diversamente l viaggio. Nessuna meta e nessuna str...

Navi nel cielo

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L'immagine è quella di una nave che lascia il porto e si dirige in mare aperto, lasciando tutto dietro di sè definitivamente, in un partenza che non prevede ritorno. La sua rotta contempla una meta che non si trova sullo stesso piano della riva alle spalle. Allora la nave si solleva in volo e percorre una via nascosta per approdare in un luogo in mezzo al cielo. Eccoci davanti all'abisso: tutto il lavoro, il percorso, il pensare, la volontà che abbiamo potuto trovare in noi ci hanno condotti fino qui, al porto, ma per passare oltre occorre qualcosa che non attiene più al nostro sforzo: una nave che percorre vie oltre la nostra misura. Qui ci si arrende per forza, perchè non resta altro da fare, perchè di tutto il peso che abbiamo costruito in noi, soltanto quello di una piuma potrà passare e sorvolare l'ignoto. Non saremo noi ad arrivare nel cielo.

Fra due battiti

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Mentre guardo un cane a passeggio nel parco, comprendo il valore del tempo ed il significato del sacro. E' totale in ogni suo gesto, scompare in ogni azione. Si prende lo spazio per essere lì, per vivere quell'istante soltanto, senza scivolare altrove, qualunque cosa quel frammento di vita contenga, come se non ci fosse altro.  L'intensità con cui annusa un filo d'erba per interi minuti, diventando tutt'uno con esso, fa dilatare anche il mio tempo. In quell'intervallo che sembra vuoto, ho quasi l'impressione di poter espandere il mio essere sospesa all'infinito, senza consentire mai al tempo di tornare a scorrere. Come se tutto il movimento del vivere dipendesse solo da me, da quanto vuoto mi concedo, da quanto riesco a rallentare fino a rivelare l'immobilità dell'orologio. Come se tutto ciò che ha senso cercare e trovare fosse proprio lì, nel battito inesistente fra due ticchettii di lancetta, lì dove il tempo diventa così rarefatto da scomparir...

Spiritualità senza compromessi

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  La Spiritualità non è al servizio della materia: non si affronta una ricerca interiore per migliorare il proprio stato emotivo, ma per superare la propria identità. Inseguire la risposta alla domanda “chi sono io” non prevede che tale risposta possa essere collocata nella ristretta misura della comprensione della mente umana, poiché la nostra identità è quella della Totalità. Una reale ricerca non offre guadagni per il corpo e per la mente, nessuno strumento che acquisiamo per agire sulla nostra vita riguarda davvero la Spiritualità, che di per sé è la perdita, la consumazione totale del proprio senso di separazione dal Tutto, e dunque di qualunque senso di identità.  Una volta compreso questo, ciò che attraversiamo all’interno durante il nostro viaggio di ricerca non ha più bisogno di trovare traduzione e collocazione nella nostra comprensione: ciò che non può essere espresso e tradotto è il vero tesoro che opera in noi. Non è un compromesso da cercare tra l'interno e l'est...

I confini dell'identità

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  Durante una meditazione, riflettevo su una frase che sentivo girare nella mente: “Il dolore e la paura ti tengono ferma”. Quando soffriamo, la percezione che abbiamo di noi stessi è amplificata e ben focalizzata; pensate a quando vi fate male e il vostro cervello mette a fuoco quel punto preciso con forza cancellando tutto il resto. Allora mi chiedo se al di là del nostro lamentarci desideriamo davvero essere felici, considerando che all’opposto uno stato di totale serenità corrisponde ad una dilatazione del nostro senso di identità, che quindi appare meno solido. Potrebbe essere che ci aggrappiamo alle nostre paure in ragione di questa massima percezione di noi. Non ci accorgiamo di qualcosa se non quando ci procura fastidio o dolore. Mi sono già posta questo quesito: in fondo chi siamo noi senza tutti i nostri dolori? E’ lì che si traccia il senso che abbiamo di noi stessi. Siamo ben lontani dal poterli lasciar andare se non siamo disposti a confrontarci con quel vuoto che sta ...

Ineluttabilità

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  L’ineluttabilità è un tema che credo essere molto importante nelle nostre vite. In un mondo che ci ha insegnato e trasmesso la necessità imperante di essere sempre capaci di gestire qualunque situazione, di avere sempre la risposta ad ogni quesito, di reagire sempre a qualunque impulso, il trovarci di fronte a situazioni che non possiamo cambiare in alcun modo ci lascia completamente indifesi. E’ alla radice della nostra incapacità di fermarci nelle nostre sensazioni interiori, di accettare gli eventi che viviamo senza dare loro giudizio o credere che abbiano qualche intento personale rispetto a noi.  Solo nella morte vediamo realmente questa mancanza di potere, ma per tutto il resto del nostro tempo cerchiamo di evitare questa condizione, perché siamo convinti che la vita consista in un continuo fare. Per questo l’ineluttabilità è vista come qualcosa di negativo, al pari dell’accettazione e del non fare. Credo sia questo il grande discrimine tra l’inseguire la Spiritualità ...

Ciò che non cambia

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  Abbiamo già parlato diverse volte del cambiamento, di come avvenga a profondità oltre la nostra mente. Ma oltre a questa considerazione, se non fosse sufficiente a convincerci a smettere di preoccuparcene, possiamo aggiungere, visti i discorsi che stiamo svolgendo nei post, che tutto ciò che cambia è illusorio.  Tutto ciò che cambia è impermanente, è temporaneo, appartiene alla superficie. I nostri pensieri possono cambiare, le nostre convinzioni, emozioni, sensazioni. Ma quel vuoto che è al fondo di ogni manifestazione, ciò che precede la coscienza, quello è immobile ed eterno, non può mai cambiare.  Ciò che siamo deve per forza essere quell’eterno, su questo non può esserci alcun dubbio. Ciò che si trasforma è soltanto il modo in cui l’infinito si manifesta in molteplici apparenze, in un gioco continuo di luci e di specchi. Ciò che è reale lo è sempre.  E benchè qualunque cosa accada e si manifesti sia comunque parte dell’Assoluto da cui emana e di cui è fatta, a...

Niente di sacro

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  "... Credo che avessero ragione gli antichi filosofi che supponevano uno strato della nostra anima in comune con altre specie di esistenza, una dimensione "vegetativa" del nostro essere che tende a sfuggire alla coscienza come l'attività di un organo involontario. L'individuo che recupera alla sua consapevolezza questa forza negatrice, questo potere cieco di pura persistenza, questo ritmo stagionale di espansione e contrazione, riconoscendosi per questa via intuitiva in ogni fenomeno della vita cosmica, non considerandosi molto diverso da un cane randagio, da una venatura del marmo, da un cespuglio di rosmarino, ha ottenuto qualcosa di molto simile alla salvezza. ..." (Due vite - Emanuele Trevi) Ho adorato queste parole, si sono impresse nella mia memoria come un suono preciso, tanto che posso recitarle come un mantra.  In cosa crediamo che consistano la salvezza, la realizzazione, l’illuminazione? Non si tratta di un fare, ma del riconoscere ciò che è già...

Caos è pace

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  La vita è un continuo tumulto di opposti, niente è mai soltanto ciò che io riesco a vedere, la mia percezione comprende coloro che vedono lo stesso evento con colori completamente diversi. E’ uno spazio troppo grande per essere mio.  Credimi, sono profondamente in pace, ma mai in equilibrio, mai ferma sulle certezze che conquisto, che durano solo qualche istante. Sono inquieta, pensando che non c’è modo di agire con giustizia in favore della salvezza, mia o altrui. Le cose cadono e poi ritornano, scompaiono e poi appaiono nuovamente fra i miei ricordi. Le mie lezioni sembrano non giungere mai a conclusione.  Ecco, mi sento inconclusa, ma come ti dicevo, è in questo che trovo serenità. E’ il caos che mi rende ordinata. Se potessi tracciare i miei contorni, dovrei fare i conti con la fine e con lo scopo delle mie esperienze. Invece, essendo Infinito, la danza che mi attraversa si spiega e si racconta a se stessa, e io semplicemente osservo cosa si apre fra gli spazi possi...

Fiori d'inverno

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  Mi guardano perché vesto di nero, e cercano in me ferite, paure ed angoli nascosti, senza riuscire a sentire le mie parole quando racconto del buio con lo stesso amore con cui essi dipingono il giorno.  Non attraversiamo mai la notte se non correndo, se non aspettando, perché non sappiamo stare nel momento in cui i contorni scompaiono. In cui svaniscono le differenze. Così tanta è la paura che cadiamo nel sonno.  Osservo gli alberi da quando ero piccola, da essi ho appreso l’imperturbabilità nello scorrere delle stagioni e delle condizioni del tempo. Ondeggiando nel forte turbine del vento, sono immobili come sotto la luce calma del sole. I fiori non attraversano l’inverno, lo vivono, anche quando muoiono fra le sue fredde correnti.  Nel momento del buio più profondo, siamo sempre altrove, distanti anche di un solo piccolo passo, ma infinitamente lontani da ciò che potremmo vedere: che il bianco ed il nero sono lo stesso colore, che la vita e la morte sono la stess...

Ricordo o Sogno

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  Ogni esperienza ci attraversa toccando diverse profondità. Le parole si esauriscono nella mente, è inutile attaccarci ad esse; le emozioni raggiungono il cuore, come qualcosa che già diventa impossibile da spiegare. Ma ancora oltre, persino le sensazioni diventano scintille per qualcosa che si accende, a volte molto lontano da dove le parole sono partite o volevano intendere di condurci. I viaggi che trovano strade nella nostra interiorità non hanno alcun limite.  Allora, penso che forse mentre sto guardando il mare perdendomi nella sua immensità, sto ricordando di qualcuno che mi ha amata, o di una ninna nanna che mi veniva cantata da piccola, in questa vita o in altre, o in una fiaba. Forse è il ricordo di fontane e cascate lontane che ho visitato in qualche viaggio, o la voce di un abbraccio che mi ha riscaldata. Di quando da piccola guardavo le stelle, in un punto nel tempo lontano dal mio ora, che però è sempre adesso. Ogni ricordo è collegato a tutta la mia storia, anc...

Di cosa è fatto il Cielo

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  Pensavo a come la vita non sia atro che un insieme di percezioni, e di come ciascuna di esse a sua volta non sia che una somma di impressioni a cui diamo un’interpretazione. La vita è un’esperienza del tutto arbitraria e soggettiva, in cui a dispetto delle apparenze non ci sono regole a cui adattarsi. Che il cielo sia definito “blu” è una convenzione, perché “blu” è soltanto una parola. Nessuno sa di che colore sia il cielo, nessuno sa davvero quanto fa 2+2, o cosa sia il “2”. Perciò, viviamo immersi in continui miracoli che prendono vita dal nostro intendere le cose in un modo o nell’altro.  Se ripenso all'elefante rosa di cui ho scritto, non posso fare a meno di considerare come tutto ciò che ci scambiamo a vicenda diventi qualcosa che rendiamo vero nella nostra vita in virtù della credenza di una verità oggettiva da trovare e realizzare. La nostra esperienza è un collage di frammenti che raccogliamo ovunque, cercando di intuire quale disegno stiamo descrivendo. Scavare de...

Ricordi o Sogno

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  Ogni esperienza ci attraversa toccando diverse profondità. Le parole si esauriscono nella mente, è inutile attaccarci ad esse; le emozioni raggiungono il cuore, come qualcosa che già diventa impossibile da spiegare. Ma ancora oltre, persino le sensazioni diventano scintille per qualcosa che si accende, a volte molto lontano da dove le parole sono partite o volevano intendere di condurci. I viaggi che trovano strade nella nostra interiorità non hanno alcun limite.  Allora, penso che forse mentre sto guardando il mare perdendomi nella sua immensità, sto ricordando di qualcuno che mi ha amata, o di una ninna nanna che mi veniva cantata da piccola, in questa vita o in altre, o in una fiaba. Forse è il ricordo di fontane e cascate lontane che ho visitato in qualche viaggio, o la voce di un abbraccio che mi ha riscaldata. Di quando da piccola guardavo le stelle, in un punto nel tempo lontano dal mio ora, che però è sempre adesso. Ogni ricordo è collegato a tutta la mia storia, anc...

Accettazione ed Essenza

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  Sorvolando sull’abissale differenza tra rassegnazione ed accettazione, dobbiamo specificare come anche questa ultima condizione non sia sufficiente per la comprensione del lasciar andare. Ci dogliamo di come anche i più impegnativi percorsi interiori a volte non siano sufficienti a cambiare alcune parti di noi, ma il fatto è che, come altra cosa della nostra mente, l’accettazione così definita è soltanto un pensiero, che fa riferimento ad un soggetto e ad un oggetto che deve essere accettato. Continuiamo a proiettare la nostra ricerca all’esterno, dando forma ad un Dio a cui rivolgerci, ad un Universo che ci impartisce lezioni da comprendere, ad un karma che si occupa della nostra morale. Così l’accettazione diventa, ancora una volta, un processo di separazione, che altro non riflette se non quella percezione di separazione in noi. Il dentro ed il fuori, il corpo e l’anima, la mente ed il silenzio, Dio e l’io. L’accettazione è dunque ciò che appartiene all’osservatore, e solo qua...

Trasmutazione

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  La capacità/possibilità di diventare qualcos’altro. E’ un discorso interessante. Quando noi pensiamo ai processi di trasformazione ci rifacciamo a questo concetto in modo lineare, come nostro solito, immaginando due stati ben distinti, uno di partenza ed uno di arrivo, con un processo in mezzo che li collega. Eppure la trasformazione, ben lontana dall’essere un processo così come noi lo immaginiamo, risiede proprio nel momento vuoto di stato, e non consiste nel passare da una condizione ad un’altra, ma nel constatare l’inesistenza reale di ogni definizione di stato. Non esiste niente di fermo, non esiste niente di statico. Le forme che percepiamo sono costantemente già altro, e quell’inconsistenza di fatto è l’unica vera natura dell’Esistenza intera. La Trasmutazione è un processo continuo, che non può prevedere uno stato di arrivo, ma che richiede di posizionarsi nell’immaterialità, in ciò che non può essere assodato. Solo in quel punto tutta l’Esistenza coincide, ed è contempor...